Il cieco nato: la fragilità umana come luogo dell'opera di Dio

Dal Vaticano, Don Dario Viganò propone la sua riflessione domenicale partendo dal Vangelo del cieco nato. Ai discepoli che chiedono se la cecità sia una punizione per una colpa, Gesù risponde rovesciando la prospettiva religiosa del tempo: l'uomo nasce "cieco", limitato nella sua natura carnale a causa del peccato originale, non per colpa ma affinché in questa stessa fragilità possa manifestarsi l'opera salvifica di Dio. Viganò sottolinea come l'errore di Adamo sia stato il voler "fare da solo", escludendo Dio. Con il gesto di impastare terra e saliva – simbolo del respiro divino – e inviando l'uomo a lavarsi alla piscina di Siloe, Cristo compie una nuova creazione, trasformando l'uomo di sola carne in una creatura rigenerata dallo Spirito.